Twyla Box & Similia

Merlin Mann parla delle "scatole" della coreografa americana Twyla Tharp riferendosi a un libro di quest'ultima. Si tratta di un metodo-metafora legato alla creatività. In queste scatole -- che nel caso della Tharp sono vere e proprie "scatole fisiche" di cartone -- l'autrice mette dentro tutto quello che sembra fare rima con quello che sta creando. Poi mette un'etichetta. L'etichetta è già una prima fase della catalizzazione creativa. Ecco: in questo mio trattatello espongo alcune idee in mater

Il compositore Edgar Varèse, noto per le sue esuberanti intrusioni nell'elettronica musicale del primo Novecento, scrive un pezzo (per orchestra) che si intitola Arcana. Mi piace riportare subito una sorta di recensione che ho trovato sul Web. 

Musicalmente Arcana fu definita da Varèse come “il mostro di Frankenstein” in grado di rivelare (come confermato dall’autore in alcune sue dichiarazioni) il suo vero pensiero musicale. Concepito come una sorta di poema sinfonico, Arcana dispiega in circa venti minuti di durata il suo potenziale sonoro, ribollendo di frammenti e di citazioni (L’uccello di fuocostravinskyano). La costruzione globale non concede punti di riferimento se non per larga approssimazione, impedendo di fatto una qualsiasi approfondita analisi ancorata a parametri convenzionali. Non ci troviamo comunque nel campo dell’anarchia sonora., perché il rigoroso disegno varèsiano garantisce la coesione interna della partitura, pur non allacciandosi a nessuna struttura nota della musica occidentale. I tre temi enunciati in apertura (una figura scattante affidata ai bassi ed ai timpani, una stridula fanfara e una marcetta, con lo stile burbero che caratterizzerà le sinfonie di Shostakovich, al clarinetto ed allo xilofono) sono talmente fuggevoli, rapidi, imprendibili da dissimulare immediatamente la ricerca di un qualsiasi inquadramento formale dell’opera. Con questa immediata enunciazione iniziale non c’è quindi la volontà da parte di Varèse di convogliare la materia sonora in ambiti delineati ed immediatamente individuabili. Quelli che abbiamo indicato come i tre temi iniziali, fungono da diversivo, servono per fissare l’estrema mobilità dell’idea varèsiana, in grado di espandere lo spazio sonoro per mezzo di un debordante lavorio sulle masse orchestrali. Ne risulta un costante work in progress sui singoli timbri dai quali, come per gemmazione, spuntano ulteriori effetti tecnici che anticipano di un lustro le conquiste del post-serialismo. D’impressionante c’è che tutto è collegato ai quei tre brevissimi sussulti iniziali, a quei tre minuscoli gruppi di particelle sonore che trasmutano, nel corso del brano, l’uno nell’altro, mutando di segno, esplodendo in clamorosi big bang acustici e contraendosi in luminosissimi pulviscoli dei fiati, delle percussioni e degli archi. La ricerca armonica, quando è presente, serve solo a divaricare la sfera uditiva, a creare addensamenti materici in grado di sfaldare dall’interno l’architettura musicale. E’ veramente un nuovo universo quello che dischiude Edgard Varèsecon Arcana e con la sua opera omnia, nessun titolo escluso. Lo capiamo anche nella stringata conclusione del pezzo in esame: un flebile barlume dalle tinte impressionistiche subito disatteso da un senso di falsa riappacificazione in cui viene compresso  tutto il nervoso dinamismo che ha innervato l’intero brano. Facendo veramente nascere “una nuova Stella e un nuovo Cielo” nell’empireo musicale mondiale, come si evince anche dalla recensione pubblicata all’epoca sul The Christian Science Monitor: “si può dire che quest’opera segna una data importante nella storia dell’arte […] e probabilmente è la prima vera partitura originale per grande orchestra che sia stata composta in America dall’inizio del secolo”.

-- Vincenzo Carlini

Insomma: dentro Arcana c'è un'opera di Paracelso. Quindi dentro l'ideale scatola dove Varèse metteva tutto quello che gli sembrava "avere a che fare" con quest'opera (in fieri) c'era, tra gli altri probabili oggetti, un libro, quello che a me piace vedere esattamente come un parallelepipedo di carta stampata.

L'idea è questa, dunque. Raccogliere materiali in una scatola. Oggi le nostre scatole possono chiamarsi cartelle in un computer, ma concettualmente sono la medesima cosa: scatole.

The End

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