Opinioni

Stralci di pezzi giornalistici.

Annotazione su Informazioni e Media

Esistono tre tipi di informazione: l'informazione fatta bene, quella fatta male, e quella che non è informazione. Se dico che a Padova, in via tal dei tali, il giorno tale, all'ora tale c'è il tale evento, io faccio informazione: se l'evento si svolge effettivamente in quel luogo e in quell'intervallo temporale, ho fatto buona informazione; in caso contrario, cattiva informazione. Se però dico che il tal principe si è sposato con la tale top model, in ogni caso, per quanto le mie descrizioni di invitati, abiti, pietanze e regali possano essere aderenti al reale, io non ho fatto informazione, ma ho unicamente solleticato la mente dei lettori con la rappresentazione di un evento che potrebbe essere anche romanzesco, e avrebbe la stessa funzione e natura.

Ebbene: io ritengo che l'informazione peggiore non sia tanto la cattiva informazione, che può essere facilmente individuata e in questo modo etichettata, bensì l'informazione che usa questo nome senza svolgere la funzione che il giornalismo dovrebbe sottendere. Il guaio ulteriore è che la non-informazione, cioè questa forma di racconto che riporta fatti lontani anni luce dal novantanove percento degli utenti che tale "prodotto" consumano, in sostanza sottrae attenzione e risorse per la vera e utile informazione.

La vera informazione è quella che sta alla basa di una misurabile azione. La non-informazione di massa tende invece a monopolizzare il campo percettivo della collettività con valanghe di stronzate. Tutte fonti di distrazione. E la distrazione favorisce i potenti, le caste, coloro che da tale disattenzione globalizzata traggono invisibile ma cospicuo profitto.

[Padova, lunedì 17 ottobre 2011]

The End

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