Lettera alla Sinistra Italiana

L'impressione che in questo post elettorale affiora in modo a mio avviso sconcertante è che una parte dell'elettorato del centrosinistra -- lo sottolineo: una parte; ma guarda caso formata da quasi tutti quelli con già un posticino nell'informazione, nell'editoria, nelle stanzette del potere simil-nonprofit, e chi opera nel settore sa bene di che parlo -- pensi che "essere di sinistra" non significhi fare il mestiere di vincere le elezioni per poi realizzare un programma di sinistra, ma perderle per poi fare i governissimi con la destra; non significhi redistribuire il reddito sottraendolo al circuito della corruzione e dello spreco, ma dire di volerlo fare e poi distribuirlo tra amici e amichetti; non significhi militare con la violenza verbale e l'impeto d'azione che la situazione richiede, ma indossare una kefiah piuttosto che una t-shirt con la faccia di Guevara e andare in piazza per prendere uno spritz; non significhi criticare un partito che dopo quasi vent'anni ha saputo solo riconiare gli slogan di un comico genovese, ma criticare il manager di un altro comico genovese per il solo fatto che i suoi slogan, del tutto concreti e realizzabili, hanno portato alla vittoria di un movimento con un programma di sinistra. Dite che non è possibile essere solo contro qualcosa, ma in questi anni voi avete fatto esattamente questo: plasmarvi un antagonista forte per poi stallare come parassiti lungo le trincee dorate dell'eterna Opposizione.

Essere di sinistra non significa sfoderare trattati di socio-filosofia per trasformare l'avversario politico in un fascista solo perché ha convinto gli italiani a darci un taglio, democraticamente. Essere di sinistra non significa dire "vedremo cosa farete" dopo decenni di inerzia e connivenza con chi ha promesso le idiozie più assurde, mettendo radici in Parlamento e comprando a destra e a manca quello che gli serviva per alimentare il suo malaffare. Ma soprattutto: essere di sinistra non significa agitare una sigaretta nei salotti buoni della politica, sventolando con aria snob la bandiera del sociale e nel contempo pigliando soldi a cascata da circuiti parastatali e fondazioni ripiene di amici giusti al posto giusto.

Probabilmente la vostra poltroncina nessuno ve la toccherà, ma abbiate almeno la dignità di stare zitti e di godervi i vostri privilegi permettendo alla società civile di rivendicare i propri diritti. Quei diritti che voi per primi calpestate.

The End

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