Materiali e Scatole

Io sono un fanatico della scrittura analogica; della carta e della penna, insomma. Adoro i computer, ma sono rimasto legato ai miei miti, che non possono staccarsi dall'età che ho. Da questo punto di vista penso tuttavia di interpretare modalità d'uso abbastanza banali. Ditemi voi se un computer portatile può essere paragonato, per leggerezza e comodità, anche al più ingombrante dei notes!

Il computer lo uso per riversare qualcosa che in qualche misura c'è già.

Essendo poi la scrittura (quella creativa) un'azione dal forte connotato fisico, la cosa appare ancor meno strana. Abbiamo bisogno di oggetti da portare con noi, di cose riconoscibili e vicine al nostro modo di essere. E che non siano legate al tempo atmosferico e alle sue bizze. (Immaginatevi un notebook sotto la pioggia.)

Tuttavia non bisogna esagerare. No, perché il modo migliore per non mettersi mai a scrivere è esattamente questo: continuare a riempirsi di bellissimi contenitori (moleskine, quaderni e notes delle più svariate foggie e dimensioni) che immancabilmente diventeranno più importanti del loro possibile contenuto.

In questo periodo mi piace pensare a un bellissimo notebook Mead Composition riempito di scrittura. Mi piace pensare al metodo Cornell Notes come modalità standard per prendere appunti e poi rivederli: annotazioni a destra, revisione a sinistra, riassunto in basso. Tutte cose belle. Tutte cose molto utili, per giunta:perché un metodo ci vuole, ed è il metodo a fare l'addestramento alla scrittura. Ma se il metodo rimane vuoto, non c'è scrittura.

Quindi, non innamoratevi delle scatole. Innamoratevi dei contenuti, anche se non li vedete. Penso che sia questa la chiave della creatività: innamorarsi dell'invisibile.

Avete scelto il vostro quaderno? Bene. Riempitelo. Non dovete fare altro che riempirlo fino alla fine e poi rileggerlo (questa è la ricetta di Natalie Goldberg, ed è la migliore). 

The End

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