Sabato 4 Ottobre 2014 #3

Un mio testo, trascritto...

Palmiro Togliatti aveva un motto piuttosto significativo: "Fuori i pagliacci dal campo della battaglia."

Si tratta di una frase che spesso mi torna in mente. Il significato credo sia abbastanza comprensibile. In una qualsiasi battaglia c'è chi vince e chi perde, oppure perdono entrambe le parti se - poniamo - si trafiggono contemporaneamente con la lancia o cose del genere.

In ogni caso, la battaglia è avvenuta, ha avuto un senso, una precisa configurazione. In molti altri casi, come appunto quando sul campo della battaglia sono presenti elementi estranei alla battaglia, assistiamo a fenomeni molto più ambigui.

Mi spiego. Una battaglia si può perdere, alla luce di questa interpretazione, in due modi radicalmente opposti. Da un lato c'è chi perde dopo aver effettivamente partecipato. Dall'altro c'è chi perde per il semplice fatto che la battaglia non è mai avvenuta, non si è mai "posta" come battaglia. La cosa curiosa è però che l'esito finale può essere esattamente lo stesso pur giungendo da presupposti così lontani tra loro.

Due pugili che combattono tra loro per vincere un match sono due soggetti che, per caratteristiche di "comparabilità" rispetto a una certa situazione, partecipano effettivamente a una battaglia. Ma se prendiamo uno a caso e lo mettiamo a combattere con un peso massimo, è ovvio che il primo perderà l'incontro, solo che questa sconfitta non dovrebbe chiamarsi in questo modo, perché la totale incolmabilità tra soggetti è tale da renderla inconcepibile come battaglia.

Ora, la vera domanda è diversa. Per quale ragione determinati individui si muovono, negli ambiti più disparati, entro agoni dove la loro partecipazione è completamente illogica e appunto inesistente? Per essere più precisi, quali sono i meccanismi culturali e sociali che determinano la scissione netta tra ambienti dove le battaglie avvengono effettivamente, cioè con vincitori e vinti, e ambienti dove tale "consistenza" non c'è? Ma soprattutto: in che modo "uno che ha perso in quanto pagliaccio" può confondersi con "uno che ha perso e basta"?

Ci sono forme di mimetismo sociale che mi affascinano per la loro capacità di confondere carte, di complicare cose banali, di menare cani per l'aja, e via discorrendo.

The End

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