Si Torna Stanchi e si Ricorda

Si torna stanchi, con la voglia di creare, come per sostituire con la creazione pezzo per pezzo un qualcosa che, come opera, vada a mimare con la dovuta precisione un cosmo per sostituire la sua bellezza alla tediosa, inutile, snervante, odiosa, presunta e presuntuosa bellezza che ci circonda con la sua acida e vomitevole boria. Ci si riversa, ormai incapaci di vedere con occhi altrui, sul legno e sul foglio, resi ferocemente spossati forse da ciò che la conseguenza dello sguardo altrui ci comunica istante per istante, forse per questo malessere di fondo che permea ogni rumore, ogni tratto somatico che cade, sempre volgarmente identico a sé stesso, lungo la scia della nostra attenzione.

Si torna stanchi, con la volontà di respirare un mondo lontano anni luce dal nostro. Rivedo a fatica, ma rivedo nitidamente, quel profilo bluastro di collina, quel silenzio mescolato al lontano verso dei grilli, quel brullo fazzoletto di terra che sfumava in rade luci lontane di una campagna ancora libera dalla speculazione cementificante, dall'urbanistica dettata dall'alto. Rivedo angoli di vuoto invasi dalla vegetazione spontanea, dai soffioni e da altre infiorescenze bianche e gialle che accarezzavano i recinti di metallo, a racchiudere appunto il nulla aperto, a cadenzare una via infinita, con le poche e silenziose geometrie che racchiudevano la luce e i volti dei miei compagni d'infanzia, esili e semplici.

The End

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