Forma Concentrazione e Ode

Disegnerei e annoterei labirinti con punte d'inchiostro,
essenzialmente, non fosse altro che per l'abitudine del medesimo
di sbiadire, di perdersi, gettato magari per ragioni di mero spazio,
di banale comodità o eccessiva enumerazione.

Di collezioni di carta ne ho viste troppe, tutte incomprensibili
alla luce del tempo che tutto illumina con la sua boria e ingombro.
Dall'alveo letterario sgusciamo, dunque, ora, noi intellettuali
(non dico poeti, termine detestato, ma pià ampiamente scriventi del logos),
e ci troviamo cioè troviamo noi stessi in una landa di caos
senza estetica né concentrazione,
anelando a proiezioni della mente su carteggi astrali,
esoterismi di sabbia, volumi che scorgemmo nel sogno e nel vivere
e nel contempo nel sognare vivendo un'estate
d'accecante immobile estasi.

Disegnerei e annoterei tracce in copperlate del secolo decimonono,
fondendolo ancora caparbiamente con l'avanguardia
e con me stesso scarabocchiante
e l'impulso postmoderno di chi ha visto molto
(e dal molto che diviene troppo non sgorga alcuna armonia di sfere).
Ma non adesso: trattasi di trovare forme che pieghino la distrazione.
Lontano dai neon statunitensi. Lontano dal tridimensionale.

The End

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