Invettiva e Ritorno

L'ho chiamata Generazione Settanta, non certo per prenderli tutti in un solo mazzo (e ci mancherebbe), ma per sancire a gran voce che sono loro quelli che, nel silenzio, stanno pagando questi anni di fumo e vuoto. Loro, dunque, i trentenni in generale, che dovrebbero rapidamente distanziarsi da tutti questi sbarbatelli fricchettoni che infestano i mercoledì universitari, con la lamentela tanto pronta quanto lo sono le valigie per il fine settimana a Londra o a Parigi.

Mi sono lasciato alle spalle questa considerazione, oggi obsoleta, resa fiacca e inattuale dalla lettura comparata che s'impone come necessario corollario alle nausee del contemporaneo. Non ci ho fatto caso, semplicemente. In tutto questo tempo non ci ho fatto caso, e ho coltivato il solo amore per l'arte, i libri e i paesaggi interiori. La lettura di Camus in libreria, in un tascabile Rizzoli nuovo, ma bellissimo nel suo carattere tipografico interno, antico, anni settanta, mi restituisce l'immagine di un uomo in viaggio lungo città di delizie e macerie, squarci di sole bianchissimo, improvvisi profumi mediterranei e radi turisti. Come somiglia questo insieme di cose a me stesso, pur essendo io così autocompiaciuto nel non somigliare, da sempre, a nessuno.

The End

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