Denominazioni e Amori

Una fatica bestiale
quella che mi assale
di fronte ai miei stessi residuati.
Invadono tutto,
sono loro i padroni cartacei
della luce giallastra,
dello stelo d'alluminio che ne diffonde il verbo
sulla scrivania.

Una cosa che detesto è sentirmi chiamato,
in prima battuta, cioè definito, poeta.
Oggi come oggi un poeta sconta
il suo monolitico stereotipo sentimentale
a base di rose e tramonti.
No, non sono un poeta: parlo anche in poesia,
tutto qui. Non fate della forma una sostanza.

Thoreau se la prendeva, giustamente,
con coloro che denominarono un fiume
senza conoscerlo da vicino.

Abbiate anche voi questa legittima pretesa:
date un nome alle cose
solo dopo averle conosciute e (dunque) amate.

Chiamatemi pensatore,
chiamatemi intellettuale,
chiamatemi autore,
chiamatemi scrittore
(forse meglio scrivente),
chiamatemi musico,
chiamatemi animato animatore,
chiamatemi se volete anche uomo,
anche se non lo sono,
a parte per l'esile fatto di camminare
sulla stessa terra dove cammina la stirpe.

The End

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