Foglio Unico sulla Creatività

Foglio Unico sulla Creatività - 19 Ottobre 2013

Ho iniziato a interessarmi di creatività verso il 1995, approdando alla
lettura privata di un libro (del tutto esulante dai miei studi sia
accademici che musicali): “Serious Creativity”, di Edward De Bono.
Banalmente, quel libro mi ha schiuso un mondo, per una semplice ragione che
già all'epoca intuii, e che riassumerò a breve, essendo stata confermata
dalle mie successive esperienze. Per ora basterà dire che la “creatività
generale” può essere intesa non solo come modalità di pensiero legata alle
discipline artistiche (dove la soluzione deve essere creata ex novo per
ragioni intrinseche, di merito e strutturalmente legate alla necessità di
fare una cosa che prima non c'era), ma anche e soprattutto come strumento
per risolvere problemi in regime di complessità (dove la soluzione deve
essere altrettanto innovativa, ma per motivi congiunturali, di metodo, che
sono stati prodotti dall'interazione caotica di variabili complesse).

Insomma: il pensiero creativo mi apparve da subito come grimaldello in
grado di fecondare sostanzialmente qualsiasi campo del sapere e dell'agire
umani. Se una cosa non appartiene alla complessità dell'arte, appartiene
certamente alla complessità dell'esistere su questo pianeta. Non trovate?
Attorno al 2002 vengo a conoscenza di Createca, un'associazione milanese co-
fondata nella metà degli anni ottanta dal guru francese Hubert Jaoui e
orientata alla diffusione “sociale” del dettato creativo. Spedisco una
proposta per il loro festival annuale del 2003. Mi rispondono, prendendomi
per un formatore. Sto al gioco, e partecipo come formatore, conducendo un
laboratorio sulle colline veronesi. Jaoui mi affida seduta stante anche un
secondo workshop, sfruttando le mie capacità nel disegno (riguardava l'uso
creativo dei mandala come strumento psicologico).

Tornato a Padova, decido di sviluppare l'idea di una creatività sociale
operativa, tessendo reti all'interno dell'associazionismo, soprattutto
giovanile e universitario. Organizzo eventi, conosco persone, elaboro e
svolgo progetti, approfondisco il tema e nel tempo mi rendo conto di un
fatto che ora reputo fondamentale: la creatività intesa come approccio
generale non può essere diffusa come cassetta degli attrezzi a sé stante, ma
di volta in volta deve essere applicata a specifici settori del sapere, così
come ad altrettanti specifici problemi percepiti come centri di
accumulazione motivazionale.

A tutt'oggi ritengo che la società, intesa non come sommatoria di masse
indifferenziate e globali, ma come rete di “gruppi di affinità”, debba
organizzarsi in team ad alto valore creativo, che condividono tecniche
comuni di problem solving e problem setting orientate all'innovazione.
Avendo visto la creatività funzionare, e nel contempo notando come la
politica e l'economia stiano letteralmente degenerando, non vedo altre vie
per risolvere le questioni della modernità nell'ottica di un'azione diretta,
concisa e vicina ai reali bisogni e sogni della gente.

The End

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