Prologo per una Lettera all'Amata

Si ritraggono le folle, confuse. Rigettano la parola non compresa. Vomitando anelano a spiegazioni per filo e per segno. Ma non le avranno. Non le avranno. Mai. Mai da me.

Ora conviene appartarsi, fuggire in questo tepore notturno. La conoscenza reciproca non può estendersi in questo cosmo esterno e (in fondo) cronicamente estraneo. Meglio, molto meglio rintanarci in qualche buco o fossa, come coaguli di pregiato formaggio, io e te, io con te, allontanando il caos che mi umilia facendo poi transitare le spore della stessa umiliazione verso il tuo corpo e di conseguenza verso di te, amata.

Il da farsi? Il fare? Difficile a dirsi. Il dire, difficile a farsi, direi altrettanto. Quando si rinuncia alla stupidità sembra che il mondo circostante offra ben pochi passatempi. Per quel che mi riguarda passerei tutto il tempo a marcire curvo sulla carta per annotare nuove architetture in onore della tua bellezza. Perché a me interessa solo questo: il bello, specie se incastonato nella cornice del tuo corpo.

The End

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