Alchemica Giulia dall'Oscuro Cognome

A rapidi passi giunge l'ora del nostro aperitivo di carne. L'assenzio, se puro, cioè se frutto o di seria clonazione chimica da parte di esperti artefici, o di clandestine ricette tramandate in paesini delle Alpi protetti dall'ombra di vaste, buie foreste, stimola incredibilmente la fantasia a distanza di qualche giorno, come se la verde anima fresca germogliasse nella mente del degustatore nutrita dal sonno intermedio e dalle percezioni che lo separano dalla libagione.

Dico questo trovandomi in uno stato di estrema variabilità dell'umore. Non esternamente, dato che ho appena intrattenuto una gradevolissima conversazione che mi ha visto, e per lungo tempo, dalla mattina presto a mezzogiorno, equilibrato mescitore di argomenti, battute, sorrisi e argomentazioni fini, bensì nel profondo invisibile del mio essere, con immagini che vanno dalla più cupa riflessione sull'incapacità di trasformarmi radicalmente, a una strana forma di euforia che si accompagna all'idea di rapire una femmina per coprirla di delizie che suonano ignote e proibite anche a me medesimo.

Ed ecco che ti scorgo, minuta dea africana dalla pelle ambrata e dagli occhi obliqui, tu e la tua chioma come una fontana arborea, un baobab ora rigogliosamente aperto nella classica simmetria ad arco, ora racchiuso come uno scalpo rituale, mentre sorseggi una banale bevanda di soda e zucchero oltre il vetro. E scorgendoti automaticamente mi viene da mescolarti assieme all'alcool (per quanto il verde fantasma non si addica, lo ammetto, ai tuoi colori di deserto), di annotare i tuoi seni sodi e affilati con uno stilo di saliva e inchiostro ferrogallico, bruciante, tatuante il mio ardore e il mio ardire, folle, lo so, ma autentico e aureo. Ho già predisposto il ghiaccio con cui lavare i tuoi capezzoli (secondo una ricetta che appresi, indirettamente, dall'Europa nordica), e il profilo che intravedo formarsi lungo il giunco della tua schiena sarà ottimo orizzonte e anfiteatro.

The End

4 comments about this work Feed