Conversazioni Imborghesite

Adoro conversare con le donne. Uscite dall'era dell'ignoranza più fangosa, a un certo punto germogliano in loro come delle stratificazioni, minutamente illustrate dall'analogia anatomica delle labbra, dei petali, delle simmetrie clitoridee che celano la rugosità mucosa fisica e mentale, e lentamente scopri la bambina nella signora, l'attivista nella bambina, l'idealista nell'attivista, la profittatrice nell'idealista, e infine, scavando fino all'impensabile, anche nel magma più luccicante della borghesia diffusa in questo nostro cosmo cittadino narcotizzante, la terrorista, bombarola, anarchica ontologica soffocata da secoli di educazione.

Come già ti dicevo, non mi capita più di sentirmi innamorato (in fondo quelli come me sono innamorati neppure tanto di sé stessi, quanto di quella parte di sé stessi che, vissuta il giorno prima, oggi aleggia dissolta come in una nuvola di aromi erbacei sprigionati dal gocciolare d'acqua in una soluzione alcolica), ma di certo una forte attrazione carnale insegue i miei passi mentre intuisco l'esistenza privata di queste strane divinità che respirano nel tessuto urbano, lamentandosi del politico di turno, citando il loro ultimo inutile viaggio, portando a spasso la loro mediocre scorza ignara.

Mi hai telefonato. Ci siamo scambiati informazioni. Le informazioni, non solo dall'epoca delle guerre fredde, sono così preziose per la loro natura catalizzatrice; ti trasformano, semplicemente e brutalmente, tanto che adesso, per farti il primo esempio che mi viene in mente, sarò costretto ad appostarmi come uno di quei serial killer che, rapace (termine che ho usato anche ieri, negandolo, dunque affermandolo con maggior forza), attendono di calarsi sulla preda.

The End

4 comments about this work Feed