Eppure Esisti

Se cerchi in me un simbolo, non lo troverai, non troverai simboli, neppure dispersi, neppure uno ad uno, neppure a volerli cucire con la forza di una diplomazia giunta al tuo fare a colpi di frusta genitoriale. No, niente simboli qui. Sono un uomo. Sai forse tu cos'è un uomo? Tu che afferri simboli e solo simboli, e simboli più simbolici in vece di simboli che s'incrinarono, o simboleggiarono improvvisamente dell'altro, ebbene tu per completare la tua scorza afferri l'aria, e a conoscere l'aria, e il fumo, e il vuoto di senso che accompagna ogni risuonare di greggi e armenti nutriti da questo mondo che ridacchia e sputa e ancora ride nel dargli una direzione lungo sentieri e gole, si svuota il vaso fino a confondere il vino con la terracotta. Se spacchi il mio vaso lo trovi, quel vino, ma non puoi riconoscerlo, non puoi scorgerlo neppure mentre filtra e si disperde nella terra porosa. Troppi i gusci vuoti che hai ingoiato. Quanti, in ciascuna delle latitudini che hai battuto senza possedere mai neppure un fazzoletto di questa terra dove cammini. Quanti ancora, dispersi ormai in quel silenzio che non ti muove alla follia solo per quello stomaco irto di involucri spezzati e immersi, schegge, nella mucosa, uno dopo l'altro, appaiati, ad anestetizzarla finalmente con un definitivo boato d'orchestra, timpani e ottoni di vittoria. Troverai simboli migliori, nuovi cocci, nuovi gusci, nuove scatole, dal metallo all'acciaio, dal granito all'oro, e poi ancora fino al diamante che scintilla fulgido per deviare e disintegrare il sole in mille stelle colorate. Ma non cercare simboli qui. Non cercare ciò che non troverai, perché troverai solo silenzio, e non vuoto, solo tepore, e non arsure, solo bisbigli, e non sirene. Il vaso è spezzato. Il vino ti cola tra le mani, ma non ne senti l'odore. Non hai più narici, né occhi, né dita. Eppure esisti.

The End

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