Della Sterile Base

Leggevo ieri alcuni passi sparsi dal Laborintus sanguinetiano, e ci trovavo una base comune, forte e stabile, di natura essenzialmente politica, con rade digressioni centrifughe nella cronaca, nella citazione erudita, così come nei guizzi del linguaggio mediatico dell'allora contemporaneità.

Ebbene, non stupendomi del fatto che sia stato esattamente Luciano Berio a mettere in musica questa aderenza e adesione ad una sorta di canone italico di stampo, appunto, civile e appassionato, non posso fare a meno di notare quanto la prospettiva si sia completamente ribaltata.

Se all'epoca il tecnologico, il pubblicitario, il massificato e il frivolo costituivano una sorta di interferenza laterale, che spasmodicamente veniva ricondotta a una radice colta, a un punto di riferimento corposo e, come detto, basale, a tutt'oggi accade l'esatto contrario. Non è la tradizione ad essere infestata da una modernità decorativa e post-modernista, bensì un orizzonte costantemente distratto e vacuo a lasciare qualche sparuto spazio a timidissime boccate di ossigeno culturale. Come dire: oggi è l'oblio a dominare il campo, e qualsiasi tentativo di coltivare virgulti di memoria letteraria, artistica e in definitiva intellettuale devono confrontarsi con una terra uniformemente sterile.

The End

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