Sogno e Congegno

Giovedì 15 Agosto 2013

Mi trovavo in una città simile a quella, archetipica, vista in qualche film dei primissimi anni ottanta. Una città fredda, fatta di cemento e misteri. Immensi cunicoli sotterranei che facevano rima, in me, con quella forma di attrazione quasi sessuale - dunque mediata da una certa reverenza - verso i congegni interni di un edificio, di una costruzione, di un manufatto umano per creare un cosmo artificiale dentro il cosmo naturale.

C'era da investigare su di un codice. Il codice alludeva a una sequenza di variabili (densità, lunghezza, pressione, etc...) identificate da altrettante stringhe di caratteri, ciascuna di un colore diverso. Questo lo ricordo molto bene.

Il personaggio principale del sogno - forse io - ha decifrato tutto, ma un elemento non torna. nei vari dialoghi con altri personaggi, uno di questi ultimi pronuncia qualcosa, un dettaglio, che rovescia completamente l'interpretazione di una delle specifiche variabili (non era lunghezza, ma temperatura, per esempio).

Da sveglio, il sogno mi lascia un profondo senso di lontananza e di fascino quasi attonito. Riprende direttamente quella forma di dialettica mentale che mi caratterizzava da bambino, oltre ogni stratificazione. Sarebbe interessante recuperare questa dinamica.

The End

4 comments about this work Feed