Esasperazione

Riflettendo sul termine "esasperazione", in modo più approfondito.

Oggi sono stato definito "un po' esasperante". Inizialmente mi è sembrato eccessivo e fuorviante, ma poi ci ho riflettutto. Esasperazione, in fondo, è tutto ciò che reagisce a un muro, a un limite intrinseco che viene percepito come inaccettabile. L'esasperazione è indubbiamente una chiave interpretativa del mio essere, un essere che conosce la cronicizzazione, e dunque la reazione in termini esasperanti. Esaspera qualcun altro colui che insiste su cose sulle quali non si deve insistere. Potrei (anche giustificatamente) sostenere le ragioni di tale insistenza, ma nel Sistema, in qualche modo, esistono consuetudini che definiscono questi confini. Se però ti evolvi lungo determinate direttrici, e se infine sostieni su te stesso altrettanto determinate mutilazioni, alla fine il tuo campo d'azione può essere solo quello dell'esasperazione di quelle cose superficiali che superficiali rimangono. Insomma, potendo restare solo in superficie, e non potendo andare oltre per le ragioni dette, inizi a rovistare in quella bidimensionalità con fare esasperante.

Ebbene, ho deciso di prendere molto sul serio questa tendenza all'esasperazione. Nella formulazione di una domanda: Cosa voglio da te? Cosa voglio veramente da te? Come intendo ottenerlo?

Io in realtà non voglio ottenere nulla di preciso. Ed è per questo che sono esasperante: perché cerco di scandagliare, di agitare i rami dell'albero. Semplicemente, dunque, non devo scandagliare in modo esasperante. Devo approfondire, con dolcezza. Ma prima devo chiedere se si vuole approfondire.

The End

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